Bitonto

Bitonto

Il Percorso Comune, Città Accessibili, Attive e Inclusive

Per la città di Bitonto sono stati individuati tre tipi di itinerari distinti, ciascuno dei quali è costituito da siti a totale accessibilità ed altri ad accessibilità condizionata. Per tutti i siti sono state realizzate delle audiovideoguide utili per tutti, con strumenti di facilitazione all’ascolto e all’apprendimento. I percorsi così individuati sono pubblicizzati mediante una brochure con piantina della città e con l’indicatore del livello di accessibilità, in distribuzione presso l’Infopoint Turistico Bitonto Accessibile, il quale rappresenta il “punto di arrivo e di partenza”, il luogo, fisico e virtuale, per accedere ai percorso del viaggio nella nostra storia, passata e recente.

Bitonto. Cenni storici

La presenza umana nel territorio di Bitonto risale all’epoca neolitica, testimoniata dai ritrovamenti di manufatti tra la città e la costa e da insediamenti in grotta nella Lama Balice. La città fu un importante centro peuceta. Fu soggetta all’influenza magnogreca di Taranto come testimoniano le monete della stessa epoca, che presentano la legenda in caratteri greci “BITONTYNON”. In epoca romana fu municipio. La città era attraversata dalla via Traiana, ex via Minucia che parte da Benevento e giunge a Brindisi passando per Egnathia. Sotto il dominio dei Normanni, alla fine del X sec., si ebbe una fioritura economica e sociale della cittadina, che culminò con la costruzione della Cattedrale. Con Federico II (1194-1250) Bitonto mantenne il suo status di “civitas specialis”.

A conferma dello sviluppo economico della città, l’affermazione della Fiera di San Leone, nella tradizionale data del 6 aprile (vd. Boccaccio nel Decameron, IX Giornata, Novella X). Se per tutto il XIII e il XIV sec. Bitonto fu città di “antico regio demanio” dipendente dalla corona, nel 1412 passò sotto la dominazione feudale di Giacomo Caldora, duca di Bari, per poi conoscere il dominio dei Ventimiglia, degli Orsini, degli Acquaviva d’Aragona e dei Cordoba. In questo periodo le famiglie nobiliari arricchiscono il centro storico con numerosi palazzi nobiliari: Vulpano, Sylos-Calò, De Ferraris, Alburqueque e poi De Lerma, Bove, Rogadeo. Grazie all’intercessione del vescovo Cornelio
Musso, Bitonto nel 1551 tornò ad essere città regia demaniale.

Il XVII sec. fu un periodo di grande vitalità per Bitonto: Carlo Rosa e la sua bottega di pittura realizzarono l’impianto decorativo della chiesa del Crocifisso e il soffitto della chiesa di San Gaetano dell’ordine dei Teatini; l’Accademia degli Infiammati diede vita ad un’intensa attività culturale e letteraria; il musicista Tommaso Traetta anticipò la riforma del melodramma all’italiana; il matematico Vitale Giordano rilesse la matematica euclidea.
Il 26 maggio 1734, Bitonto entrò nella storia internazionale: durante la guerra di successione polacca l’esercito spagnolo di Carlo di Borbone sconfisse gli Austriaci assicurando ai Borboni il possesso del Regno di Napoli. L’arrivo di Garibaldi e il passaggio al Regno d’Italia sono legati al nome di Vincenzo Rogadeo, sindaco di Bitonto, nominato primo governatore della Puglia e Senatore del Regno.

  • 1. PORTA BARESANA. PIAZZA MARCONI

    accessibilita elevataLivello Accessibilità: elevata


    Costituisce l’accesso alla città per chi proviene da Bari ed ha la struttura tipica dei manufatti di epoca rinascimentale. L’immagine più antica della Porta che possediamo è quella disegnata da Michelangelo Azzario, conservata nella Biblioteca Angelica di Roma e risalente alla seconda metà del ‘500.

    Un’altra raffigurazione è visibile nel quadro votivo del celebre pittore di scuola napoletana Carlo Rosa, commissionato nel 1656 e conservato presso il Museo Diocesano ‘A. Marena’. Fra le due rappresentazioni si
    evidenziano alcune divergenze, segno che la Porta è stata rimaneggiata nel tempo, forse a causa di un crollo o di altri danneggiamenti. Di certo sappiamo che la sua ricostruzione fu diretta nel 1621 dal maestro Giuseppe Dell’Aquila.

    La porta, un tempo inglobata nella cinta muraria ormai demolita, è a base rettangolare. L’ingresso è segnato da un arco a tutto sesto, inquadrato da paraste tuscaniche (pilastri inglobati nella parete), chiuse in alto da una cornice. Sull’architrave della porta è situata una copia della predella (pannello pittorico) ad olio su tavola, raffigurante i 12 santi protettori della città: Sant’Antonio Abate, Sant’Agostino, San Quirico, San Francesco Saverio, San Biagio, San Rocco, San Michele, San Francesco di Paola, San Domenico, San Nicola e San Vito che si dispongono ai lati della Patrona.

    Nel 1834 fu collocata sulla sommità della porta la statua della Madonna Immacolata, protettrice di Bitonto. Al di sotto della statua il vano dell’orologio, in asse con lo stemma della città. A destra della porta, una lastra ricorda la visita pastorale a Bitonto di GIOVANNI PAOLO II del 26 febbraio 1984 che da questo punto rivolse il suo discorso agli agricoltori di Puglia.

  • 2. TORRIONE ANGIOINO. PIAZZA MARCONI

    accessibilita elevataLivello accessibilità: elevata al piano terra. Presenza dello scivolo.
    Accesso ai piani superiori solo con scale, no ascensore.


    Il Torrione angioino è un antico elemento della cinta muraria che fiancheggia la Porta Baresana. Il vasto scavo archeologico ha permesso recentemente di recuperare le antiche casematte, i rivellini ed il fossato, attraversato da una passerella. Il Torrione, o Maschio angioino, è tra le testimonianze superstiti del sistema difensivo della città, composto da una cinta muraria con 28 torri e cinque porte urbiche.

    La sua costruzione, realizzata dagli Angioini a difesa di Porta Baresana, risale alla metà del XIV sec. Più ampia e meglio munita rispetto alle altre torri della cinta, caposaldo della difesa cittadina, finì con l’assumere il nome di ‘castello’. Nel corso dei secoli il Torrione fu sede del castellano e delle milizie di presidio. Fu adibito anche a carcere. La torre ha pianta circolare, con 16 metri di diametro ed è alta 24 metri, analogamente alle costruzioni angioine, francesi e napoletane. Dalla terrazza si domina l’intero territorio circostante, dal mare all’altipiano murgiano.

  • 3. GALLERIA NAZIONALE DELLA PUGLIA “DE VANNA”. VIA G. D. ROGADEO

    accessibilita elevataLivello Accessibilità: elevata
    Presenza di ascensore per l’accesso al piano superiore.


    Superata Porta Baresana, domina piazza Cavour il palazzo Sylos Calò, costruito a partire dal 1529, su commissione del nobile Giovanni Sylos, come riportato dall’iscrizione posta lungo il cornicione della balaustra del palazzo ‘HOSPITIBUS CUNCTIS PATEANT UT SEMPER HONESTIS FECIT IOANNES NOBILIS DE SILOS MDLXXXIIII’, ‘il nobile Giovanni Sylos lo eresse nel 1584 per tutti gli ospiti purché si
    dimostrino onesti’.

    L’edificazione del palazzo venne completata nel 1584 con il loggiato del primo piano, di straordinaria bellezza, articolato in otto archi e quattro nicchie. Qui trovano posto quattro statue, ognuna a simboleggiare una delle quattro virtù cardinali (Fortezza, Giustizia, Prudenza e Temperanza), lo stemma della famiglia Sylos (una croce e tre conchiglie, attributo iconografico di San Giacomo di Compostela) e gli stemmi delle famiglie imparentate con i Sylos (i Vulpano, i Sersale e i Calò).

    Al di sotto del loggiato sono visibili i ritratti di Giovanni Alfonso Sylos e della moglie Laura Pietà. A livello stradale, un arco a sesto acuto è quanto rimane dell’antichissima Chiesa di Ognissanti, collegata nella parte interna da una scala, eliminata successivamente dal vescovo De Crescenzio.

    La Galleria Nazionale della Puglia è stata aperta ufficialmente il 18 aprile 2009 ed è, ad oggi, l’unica galleria nazionale di tutta la regione. La galleria è costituita da 229 dipinti e 108 disegni, provenienti dalla collezione privata dei fratelli Girolamo e Rosaria Devanna, due bitontini che hanno donato allo Stato una parte del loro ingente patrimonio, valutato circa 11 milioni di euro.

  • 4. CHIESA DEL PURGATORIO. VIA G. D. ROGADEO

    accessibilita condizionataLivello Accessibilità: condizionata


    Fu realizzata nel 1670 su di un’antica struttura medievale dall’architetto Michelangelo Costantino e consacrata nel 1688 dal Vescovo Massarenghi. Il classico prospetto, ripartito in due ordini, è decorato da una lugubre decorazione con teschi incoronati, scheletri umani, angeli e anime purganti, con chiari riferimenti alla morte. Il teschio dello scheletro a sinistra poggia su di un orologio privo di lancette e mostra l’iscrizione ‘NIL INCERTIUS’, ‘niente è più incerto’. Lo stesso scheletro regge un cartiglio che recita
    ‘QUA ORA NON PUTATIS’, ‘in quale ora non sapete’. Lo scheletro posto sul lato destro reca un altro cartiglio che completa il concetto relativo alla morte con l’iscrizione ‘VENIAM ET METAM’,‘verrò e  mieterò’.

    La struttura interna è caratterizzata da un’unica aula ed altari inseriti in cappelle laterali. Queste ultime ospitano decorazioni e dipinti di Nicola Gliro, Gennaro Somma, Raffaele Armenise e Anna Rolli, oltre un’effige della Madonna di Francesco Antonio Altobelli e un Cuore di Gesù di Gaetano Spinelli.

    La chiesa durante il periodo pasquale diventa lo scenario di partenza della famosa processione del Venerdì Santo, che si snoda dal pomeriggio fino a tarda notte. Per le strade del centro antico sfilano le immagini ivi custodite: il Cristo deposto nella cosiddetta ‘nache’, ovvero l’artistica e pregevole culla in oro zecchino ad intaglio dell’800; la statua dell’Addolorata; una stauroteca (croce reliquiario) d’argento che custodisce due frammenti di legno che la tradizione riconosce quali parti della Croce di Cristo.

  • 5. PALAZZO ROGADEO. VIA G.D. ROGADEO

    accessibilita condizionataLivello Accessibilità: condizionata


    Il maestoso e austero palazzo Rogadeo (famiglia di commercianti di Ravello trasferitisi a Bitonto nel ‘200) è caratterizzato da un bugnato a correnti orizzontali alla maniera tedesca e intonacato con stucchi decorati. É stato ristrutturato nel ‘700 su una preesistenza medioevale. Ingloba infatti strutture del XIV sec. tra le quali la Chiesa patronale della famiglia Rogadeo, intitolata a Sant’Anna e datata al XIII sec.

    La Chiesa viene chiamata anche Sedile, in quanto qui si riunivano i nobili a partire dal 1551, anno rilevante per la storia della città: i bitontini con l’aiuto del vescovo Cornelio Musso riuscirono a riscattare la città con il versamento al Duca di Sessa e alla corona di Spagna di ben 66.000 ducati. L’arco addossato al palazzo, chiamato arco di Sant’Anna, è voltato a botte con lunette laterali in cui sono raffigurati gli stemmi delle 18 famiglie nobili bitontine (Bove, Barone, Gentile, Giannone, Guardia, Ilderis, Labini, Padula, Paù, Verità, Sasso, Sylos, Scaraggi, Saluzzi, Rubeis, Regna, Rogadeo, Planelli). All’interno del palazzo vi è una lastra commemorativa che ricorda Vincenzo Rogadeo (1834-1899), primo governatore della Terra di Bari durante il periodo garibaldino.

    Nel 1966 il palazzo è stato donato dal Conte Ammiraglio Franco Rogadeo alla Città di Bitonto per essere adibito a Biblioteca Civica e Museo-Pinacoteca. La biblioteca contiene circa 50.000 volumi, molti manoscritti e codici, tra cui un Evangelario miniato del XIII sec., ed è intitolata ad Eustachio Rogadeo, figlio di Vincenzo, cultore e studioso.

  • 6. LA CATTEDRALE

    accessibilita condizionataLivello Accessibilità: condizionata


    La Cattedrale è il tesoro più prezioso, il centro culturale, sociale e religioso della città.

    La fondazione della Cattedrale è attestabile al 1080 ma è certo che l’inizio dei lavori di costruzione risale agli anni successivi alla fondazione della Basilica di San Nicola di Bari (fine XI sec.). Le maestranze si succedevano negli anni, poiché guerre, carestie e povertà interrompevano continuamente i lavori. È certo che a metà del 1200 la Cattedrale era terminata, come testimoniano gli arredi liturgici databili al 1229 (l’ambone) e al 1240 (il ciborio, poi distrutto).

    La Cattedrale ci parla di uomini e di idee del Medioevo. Ne sono esempio le immagini in rilievo sulla colonna addossata alla parete laterale nord. Ai piedi della colonna un telamone (uomo che regge la colonna) abbigliato di tunica. Lo sovrasta un personaggio curioso: si tratta del leggendario Colapesce, uomo assai abile nel nuoto.

    La sua fama giunse all’imperatore Federico II che per metterlo alla prova gettò nelle acque del Mediterraneo diversi oggetti preziosi e ogni volta Colapesce riemerse trionfante con gli stessi ripescati. Federico volle infine sfidarlo lanciando la sua corona nelle acque più profonde. Colapesce non riemerse più: alcuni pensano che sia salito a galla altrove improvvisandosi sovrano, altri che sia diventato pesce, altri ancora che, scoperta una falla in una delle tre colonne a sostegno della Trinacria, si sia sacrificato per salvare l’isola siciliana.

  • 7. CHIESA DI SAN LEUCIO VECCHIO

    accessibilita condizionataLivello Accessibilità: condizionata


    Giunti su via Maggiore ed entrati in via San Giovanni, si accede ad una curtis che ospita la chiesa più antica della città, risalente al X sec. e intitolata a San Leucio.La facciata, a struttura piramidale, è in pietra rustica ed è sormontata da un piccolo campanile a vela. L’accesso alla chiesa è consentito da due porte: quella centrale caratterizzata da un arco a sesto acuto, sormontato da una grande finestra rettangolare; quella laterale, più piccola, presenta sull’architrave lo stemma della nobile famiglia bitontina dei De Ferraris.

    L’interno ingloba due ambienti appartenenti uno alla sede parrocchiale, l’altro alla preesistente chiesa di Santa Maria. Sia l’impianto che gli affreschi sono di stile bizantino. Nella zona absidale è visibile l’affresco che riporta l’immagine di Cristo benedicente tra Maria e San Giovanni Battista (Déesis), scoperto grazie alla rimozione dell’affresco raffigurante San Leucio, oggi conservato nel Museo Diocesano.

    Sulla parete a nord, invece, sono raffigurati (in ordine da sinistra) Santa Margherita, San Nicola, Sant’ Antonio abate, San Giacomo di Compostela. Addossata alla controfacciata è raffigurata una stupenda Vergine con Bambino del XIII sec. Attraverso un vano posto sul lato sinistro dell’abside è possibile accedere ad un giardino addossato alla Chiesa, un tempo destinato ad uso cimiteriale.

  • 8. CHIESA DI SANTA CATERINA DI ALESSANDRIA

    accessibilita condizionataLivello Accessibilità: condizionata


    L’antichissima chiesetta risale al 1086 e fu costruita per volontà della nobildonna normanna Caterina Perrese. L’edificio, il cui accesso oggi è poco visibile, fu consacrato dal vescovo di Bitonto Giovanni I nel 1108. Questa chiesa ha una storia incredibile per una serie di crolli e rifacimenti. Il primo crollo documentato risale al 1211 e la ricostruzione avvenne nel 1269 per volere del Re di Napoli Carlo I d’Angiò, come è possibile leggere nell’epigrafe che sovrasta il portale d’ingresso, sormontata da una scultura raffigurante un orso.

    Altre trasformazioni sostanziali dell’edificio, come la demolizione delle absidi, sono avvenute nel 1624; lo testimonia l’epigrafe posta sull’architrave dell’ingresso laterale (corte Santa Caterina). In questo periodo il pavimento originario venne coperto e sollevato da un nuovo piano pavimentale. Fra il 1974 e il 1980 vi sono stati numerosi lavori di restauro, arricchiti da un’indagine archeologica che ha riportato alla luce il
    pavimento originario: questo è un tappeto musivo con tessere calcaree monocrome di forma quadrangolare o rettangolare, che disegnano molteplici motivi geometrici (a spina di pesce, a croce, a rombo).

    Interessanti anche i lacerti di affresco ancora visibili sulle pareti e l’epigrafe sul primo pilastro a sinistra che nella prima parte recita ‘PARS OPERIS TANTI PRE(TI)OSUM PES ELEFANTI SCRIBE FORMATUS’, indicandoci un tale Elefante scriba. Da notare anche il campanile a vela, sfigurato da aggiunte posteriori.

  • 9. TEATRO TRAETTA

    accessibilita elevataLivello Accessibilità: elevata


    L’ottocentesco teatro, intitolato già ad Umberto I nel 1862 e poi a Tommaso Traetta nel 2005, è situato al limite est del nucleo antico della città. È poggiato sulle mura più antiche del periodo normanno e su quelle successive che ne costituiscono il perimetro, ancora visibili dall’esterno del teatro.

    Fu edificato fra il 1835 e il 1838 per volere di ventuno famiglie nobili, tra cui i Rogadeo, i Donadio, i Traversa e i Sylos, che per l’occasione costituirono una società per azioni. Costò 8.500 ducati. Il teatro fu progettato dall’architetto Luigi Castellucci, di scuola napoletana, già noto per la progettazione di altre strutture a Bitonto: il palazzo Gentile, il cimitero, i ponti sulla lama, il prospetto dell’istituto Maria Cristina di Savoia.

    La costruzione del teatro fu ispirata al cosiddetto teatro all’italiana, costituito cioè da più ordini di palchi sovrapposti a forma di ferro di cavallo (1 platea e 4 ordini per un totale di circa 250 posti). A progetto eseguito, sulla base del titolo azionario posseduto, gli azionisti si attribuirono il posto ‘migliore’ nei tre loggiati, lasciando il quarto livello, detto piccionaia, ai popolani che potevano seguire gli spettacoli dietro pagamento di un biglietto d’ingresso.

    Nel 1950, dopo essere stato trasformato in cinema, il teatro fu chiuso. Nel 1972 si ebbe il crollo del soffitto. Nel 1989 la proprietà passò nelle mani del Comune che nel 1998 stanziò i fondi per il restauro.
    Nel 2005 si perviene alla riapertura. Attualmente si svolge una ricca stagione teatrale.

  • 10. MURA (VIA GALILEI)

    accessibilita elevataLivello Accessibilità: elevata


    Usciti quindi da porta La Maja, rivolgendo lo sguardo a sinistra, si trova un segno evidente della cinta muraria che sin dall’antichità cingeva il nucleo abitativo. La datazione più antica delle mura risale al periodo normanno (XI-XII sec.), anche se non è da escludersi un’origine anteriore a tale data. Ampliamenti risalgono all’età svevoangioina (XIII-XIV sec.). Con la dominazione aragonese e a seguito della crescita
    demografica, la città si dota di una seconda cinta muraria. Si ha notizia dall’avvocato Martucci-Zecca di un rifacimento delle mura tra Porta Baresana e Porta La Maja (lato est) a fine ‘500, reso necessario dal cattivo stato di conservazione. Questo tratto oggi risulta in parte occultato dalla costruzione di locali addossati alle mura agli inizi del ‘900, per farne sede del servizio elettrico. Sono visibili nella parte superiore due giardini
    pensili: uno è di pertinenza della Chiesa di San Francesco la Scarpa ed è destinato ad accogliere un teatro all’aperto. Le mura in questo lato del centro antico erano rese più sicure dalla presenza della Lama Balice, un solco di origine carsica, che costituiva una difesa naturale. Di contro, a nord (la parte della città verso il mare) l’abitato era ulteriormente protetto da un fossato artificiale, ricoperto a fine ‘800.

    Attualmente riemergono, a volte inglobate e nascoste da abitazioni o strade, le vestigia delle antiche mura, che dalla carta Azzario della fine del ‘500 risultano costituite da 28 torri e 5 porte, per una lunghezza di 2.015 metri. Anche durante il restauro del teatro Traetta sono emersi, e sono oggi visibili, i ruderi di una porta e alcune sezioni di mura. Solo due delle cinque porte che costituivano l’accesso al centro antico sono sopravvissute: Porta Baresana e Porta La Maja. Le rimanenti tre porte sono andate distrutte nel corso del tempo. Procedendo a sinistra di Porta La Maja, si ergeva la Pendìle, affacciata sul Tiflis, il torrente che attraversa la città nell’alveo di Lama Balìce, che fu demolita nel 1890. In corrispondenza di questa si trova la chiesa di Santa Maria alla Porta (1450).

    Poco più avanti in via Solferino, di fronte al vecchio macello risalente al 1890 e oggi dismesso, si riconosce un altro tratto di mura con una torretta detta ‘Muro Carvutto’. Da qui parte un’altra sezione delle mura di matrice angioina, interrotte da una bellissima torre con zoccolo e feritoia, che arriva a piazza Robustina, così chiamata perché posta in direzione di Ruvo (lat. Rubos). Questa porta venne distrutta nel 1898: una lapide posta sul vicino Palazzo Stellacci ne ricorda la presenza. Proseguendo su via Muro Porta Robustina si trova  un’altra torre quadrata, detta ‘Caldarola’, e si arriva così al punto dove si ergeva porta Nova, rivolta verso Terlizzi e distrutta nel 1883. Nelle vicinanze si segnala la chiesa dell’Annunziata. Quasi nulla è rimasto fino a Porta Baresana, ad eccezione del basamento di una piccola torre cilindrica in corrispondenza del n. 20 di via Matteotti.

  • 11. PORTA LA MAJA (VIA GALILEI)

    accessibilita elevataLivello Accessibilità: elevata


    La porta, prima della ristrutturazione seicentesca, era costituita da un impianto piuttosto semplice: un ambiente con volta a botte acuta, visibile ancora da piazzetta La Maja. Nell’anno 1677 alla struttura medievale del fornice (l’arco) vennero addossati ulteriori elementi che ancora sono visibili: le semicolonne binate (doppie) con capitelli dorici, architrave e timpano. La cornice sull’arco unifica la composizione generale e fa da base alla statua della Madonna del Carmelo con Bambino e allo stemma dei Savoia posizionato per volontà della famiglia sabauda.

    Il rinnovamento della sua forma si inserisce in una lunga stagione, che va dal XVI al XVIII sec., di costruzione di residenze nobiliari i cui portali contengono parecchi caratteri comuni a questa porta. Con la nuova immagine le mura bitontine non furono più solo struttura difensiva ma anche architettura intenzionalmente rappresentativa di una comunità.

    Interessanti risultano le due torri laterali che fanno da cornice alla porta: a destra, una torre quadrangolare del periodo normanno-svevo, a sinistra, un torrione circolare del periodo angioino. Testimoniano l’esistenza della robusta cortina muraria che cingeva il centro storico fino all’800, quando l’apertura verso il borgo nuovo e la fine delle guerre e della relativa funzione difensiva, ne determinarono una drastica riduzione.

    Visibile dalla porta l’orfanotrofio intitolato alla Regina Maria Cristina, figlia di Vittorio Emanuele I di Savoia e con¬sorte del re Ferdinando II di Borbone che nel 1859 visitò la nuova struttura. L’edificio fu eretto inglobando l’ex convento dei Padri Carmelitani.

  • 12. CHIESA DI SAN FRANCESCO LA SCARPA (PIAZZA MINERVA)

    accessibilita condizionataLivello Accessibilità: inaccessibile per restauri


    La chiesa si innalza su quella che era stata l’acropoli di età peuceta e poi romana. Il nuovo complesso fu edificato a spese del nobile bitontino Sergio Bove nel primo decennio del XIV sec. ed è giunto a noi assai modificato. Solo il coro e la facciata principale conservano la struttura antica. Preceduto dall’alto sagrato su ampia gradinata, il portale di forma rettangolare è sovrastato da un’elegante trifora goticheggiante.

    La facciata è fiancheggiata da un campanile a tre ordini del ‘600 con un bulbo a cipolla e iscrizione ‘SANCTUS IMMORTALIS, SANCTUS DEUS FORTIS, MISERERE NOBIS’ , ‘Dio, santo, immortale e onnipotente, abbi pietà di noi’. L’interno è costituito da un’aula di grandi dimensioni. Il soffitto ligneo fu sostituito agli inizi del XIX sec. dall’attuale, con copertura a cupola. Di conseguenza furono murate le antiche finestre e aperte le attuali di forma semicircolare e si sovrappose lo stucco sugli elementi trecenteschi.

    Gli eleganti altari laterali con colonne e cornici sporgenti appartengono ad un rifacimento del XVI sec., mentre il pavimento in maiolica fu posto nel XVIII sec. La chiesa è ricca di preziosi altari cinquecenteschi e sculture alto medievali. Nella prima cappella a destra ci sono resti di affreschi che rappresentano la Vergine con Bambino e San Francesco. L’altare principale è stato rifatto nel secolo scorso.

    Molto interessante è la zona absidale dove, oltre alle lastre tombali delle famiglie Bove e Planelli, è visibile un affresco raffigurante San Francesco d’Assisi che riceve le stigmate. L’opera è attribuita a Pandus, un artista attivo a Bitonto nella seconda metà del XV sec., lo stesso che firma un affresco nella chiesa di Santa Maria della Chinisa.

InfoPoint Turistico BitontoAccessibile

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